Neoclassicismo e Romanticismo

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L’ OTTOCENTO
L’ Arte dell’ Ottocento puo’ dividersi in due periodi:
1. Un primo periodo che abbraccia la prima meta’ dell’ Ottocento e che da vita alle correnti artistiche del Neoclassicismo e Romanticismo ;
2. Un secondo periodo che abbraccia la seconda meta’ dell ‘ Ottocento e che da vita alle correnti artistiche del Realismo e dell’ Impressionismo.

IL NEOCLASSICISMO
Lo storico tedesco Johan Wilckelmann scrive una Storia dell’ arte dell’ antichità , dove sottolinea la bellezza dell’ arte classica greca e romana e teorizza un nuovo linguaggio artistico : il ritorno al passato.
Nasce il concetto di bello ideale che , secondo lo storico, soli i Greci avevano saputo realizzare e quindi gli artisti contemporanei dovevano assumere come modello da imitare. Questo periodo sarà chiamato Neoclassicimo ( neo = nuovo ) .

IL ROMANTICISMO
La corrente del Romanticismo si oppone alle rigide regole del Neoclassicismo per esaltare la libertà creativa dell’ artista, l’ espressione dei sentimenti non solo nelle arti figurative , ma in tutti gli aspetti della cultura.

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CANOVA

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ANTONIO CANOVA
Antonio Canova può essere considerato il più grande scultore che l’Italia abbia avuto dopo Michelangelo, Donatello e Bernini.
Nacque il primo novembre del 1757 a Possagno nei pressi di Treviso, figlio di uno scalpellino, svolse il suo apprendistato a Venezia dove scolpì le sue prime opere a carattere classicheggiante .Nel 1779 si recò a Roma dove frequentò le scuole di nudo dell’Accademia di Francia e del Museo Capitolino.
Canova nei suoi disegni e nelle sue sculture incarna i principi neoclassici di Winckelmann.
Nelle sue sculture Canova ricerca la bellezza ideale cioè quella bellezza che nasce dall’idea dell’artista sulla perfezione che non è possibile ritrovare in natura. Per raggiungere la rappresentazione della bellezza ideale è necessario la conoscenza e l’imitazione della scultura classica, per questo motivo le sculture realizzate dall’artista, sono sempre realizzate in marmo e talvolta ricoperte da uno strato di cera rosa o ambra, per imitare il colore dell’incarnato, sono sempre rifinitissime e levigate fino a raggiungere una superficie liscia e traslucida.
Questo è evidente nel gruppo scultoreo di Amore e Psiche che oggi si trova a Parigi al museo del Louvre.
Il gruppo rappresenta il momento in cui Amore rianima Psiche nell’attimo che precede il bacio, opera raffinatissima e di eleganza sensuale.
Altre opere dello stesso genere sono Ebe, Venere e Adone e le Tre Grazie.
Eseguì anche alcuni monumenti funerari come il Monumento di Clemente XIII a San Pietro, il Monumento di Clemente XIV ai Santi Apostoli, il Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria. Realizzò inoltre il Ritratto di Paolina Borghese .
Con la fine dell’epoca napoleonica Canova ritorna a Roma.
Antonio Canova morì a Venezia nel 1822.

Luigi Vanvitelli e la Reggia di Caserta

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LUIGI VANVITELLI ( 1700-1773 )

Luigi Vanvitelli nasce a Napoli nel 1700 e muore a Caserta nel 1773. Figlio di Gaspard van Wittel, vedutista olandese naturalizzato italiano, egli inizia la propria attività artistica seguendo le orme paterne, ma il Vanvitelli non avrà successo come pittore bensì come architetto. Formatosi a Roma nell’ambiente di Carlo Fontana, entra in contatto con il già affermato Juvara, del quale potrebbe essere stato anche suo allievo. La sua personalissima concezione architettonica, pur partendo da una solida base barocca si dimostra sensibile ai temi della classicità, recuperati direttamente dallo studio delle rovine antiche che la cultura illuminista del tempo incominciava a rivalutare con sempre maggior insistenza. Per questi motivi egli è considerato il primo architetto neoclassico italiano.
Dopo aver partecipato a diversi concorsi (il più importante per la facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano) viene nominato nel 1726 alla prestigiosa carica di primo architetto della Fabbrica di san Pietro. In questa veste egli realizza un ingegnoso sistema di rinforzo della cupola michelangiolesca mediante opportune cerchiature con catene di ferro. Questo lavoro mette in risalto un altro aspetto della personalità dell’artista: quello di tecnico. Nel 1751 è chiamato a Napoli da Carlo III di Borbone, il sovrano illuminato che, a partire dalla sua investitura, aveva intrapreso una vigorosa azione di rinnovamento politico ed economico dello Stato.

  • LA REGGIA DI CASERTA

E’ in questo contesto di rinnovamento che si inserisce la realizzazione dell’opera più famosa ed importante di Luigi Vanvitelli: il re gli commissiona la costruzione della nuova Reggia di Caserta, un palazzo che non doveva essere secondo a quello di alcun altro grande sovrano d’Europa.
La prima pietra della Reggia di Caserta viene posta nel 1752, ma il Vanvitelli non vedrà mai finita la costruzione, che verrà completata dal figlio Carlo, intorno al 1780.

  •  DESCRIZIONE DELL’OPERA

Il palazzo appare come un massiccio parallelepipedo a pianta rettangolare di 247 x 184 metri. Le decorazioni al suo interno sono in stile rococò: ghirlande in stucco, specchi, uso dell’oro; ma l’esterno è meno movimentato.
Perno centrale di tutto l’edificio, è il grande atrio ottagonale. Da questo atrio si diparte una scala monumentale, sicuramente la più grande d’Italia. L’immenso parco si estende per 120 ettari sul retro della reggia. Il modello del parco è evidentemente ispirato a quello di Versailles, ricco di fontane,ornate di statue a soggetto mitologico. In esso vi è la presenza di un laghetto dei cigni e una peschiera.

BERNINI… VITA ED OPERE

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Gian Lorenzo Bernini ( 1598/1680 )
Il trionfo del Barocco

Figlio di un modesto scultore di origine toscana, Gian Lorenzo nasce a Napoli nel 1598, ma la sua formazione artistica avviene principalmente a Roma, dove si trasferisce con la famiglia fin dal 1605 e dove, salvo un breve soggiorno a Parigi (1665), svolgerà tutta la propria bril¬lante attività artistica fino alla morte,sopraggiunta nel 1680.
Bernini non è solo scultore, sulla scia del padre, Pietro, ma è anche architetto, pittore, scenografo , commediografo e disegnatore.
Il disegno, in modo particolare, costituisce l’elemento unificatore di tutta la sua l’attività.
La sua carriera si svolge per intero all’interno della corte papale dove finisce per diventare il principale rappresentante artistico e, in un certo senso, anche il portavoce idealogico.
Con l’opera di Bernini si ha la “massima fioritura del linguaggio barocco». Nel gruppo marmoreo di Apollo e Dafne (1622-1625), l’artista rappresenta il momento in cui Apollo, il dio greco della musica e delle profezie, sta per raggiungere la bellissima ninfa Dafne di cui si era perdutamente innamorato a causa di una freccia scagliatagli malevolmente da Eros. La sventurata Dafne, pur di sottrarsi alla non corrisposta passione del dio, chiese e ottiene dal proprio padre Peneo di essere tramutata in una pianta di alloro che, in greco, si chiamava appunto dafne.
Bernini riesce a conferire alle due figure un senso di movimento prima di allora sconosciuto alla tradizione scultorea. La gamba sinistra di Apollo, infatti, appare sollevata dal suolo nell’atto della corsa. Il leggiadro corpo nudo di Dafne, invece, per sfuggire all’indesiderato abbraccio si inarca in avanti, con un colpo di reni, in un ultimo anelito di liberta. La sfortunata ninfa urla disperata e, mentre Apollo sta già ghermendola con la mano sinistra, i capelli e le mani iniziano a trasformarsi in rami di alloro, mentre le dita dei piedi diventano radici che le bloccano la corsa e la liscia pelle del corpo si è già fatta ruvida corteccia.
Altre opere del Bernini sono:
L’estasi di Santa Teresa (1646-1651) , il grandioso Baldacchino di San Pietro,costruito fra il 1624 e il 1633 per volere di papa Urbano VIII. Il baldacchino doveva avere proporzioni e caratteristiche tali da potersi inserire in modo armonico e proporzionato sopra l’altare maggiore, nell’immenso spazio vuoto sottostante alla cupola di Michelangelo.
Non di minore importanza è il Colonnato di Piazza San Pietro, che si presenta come un vero e proprio intervento urbanistico.
Commissionato nel 1657 da papa Alessandro VII, tale colonnato consta di 284 colonne e di 88 pilastri disposti su quattro file.
Il colonnato, la cui forma è geometricamente assimilabile a quella di un enorme ellisse, si congiunge alla facciata della basilica vaticana grazie a due ali laterali fra loro vistosamente divergenti.
I due rami curvi del colonnato fanno pensare in modo abbastanza evidente a una sorta di grande abbraccio simbolico e al fedele che attraversa la piazza in direzione della basilica.

CARAVAGGIO VITA ED OPERE

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Caravaggio

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nasce a Milano nel 1571. Si forma presso la bottega del pittore Simone Peterzano nella città di Milano ,dove conosce l’arte del Tintoretto.
A vent’anni si trasferisce a Roma, presso il Cavalier d’Arpino.
Costui gli affida l’esecuzione di quadri di genere, rappresentanti fiori o frutta, genere disprezzato dagli accademici del tempo, perchè ritenuti soggetti inferiori rispetto a dipinti in cui venivano rappresentate figure umane.
Egli inventa un suo particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta, calici e oggetti di vetro.
Tra i primi dipinti dell’artista c’è il Bacchino malato, oggi alla galleria Borghese di Roma, dipinto nel 1591 circa, che viene considerato un autoritratto eseguito nel periodo in cui fu ricoverato in ospedale per malaria; inoltre, di questo periodo sono: il Ragazzo morso da un ramarro, il Giovane con cesto di frutta e Bacco.
Rivela la sua predilezione per soggetti popolareschi e musicali.
Esemplare è il Canestro di frutta, oggi a Milano alla Pinacoteca Ambrosiana, in cui rappresenta gli oggetti così come sono in realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di abbellire la natura , ma rappresentandola così com’è.
Il suo primo quadro di figure, dipinto nel 1595 circa, è il Riposo durante la fuga in Egitto.
In questo periodo abbandona la bottega del Cavalier d’Arpino e passa sotto la protezione del cardinal Francesco Maria Del Monte che lo immette in un ambiente culturale molto più stimolante, esegue infatti in questo periodo Testa di Medusa, San Giovanni Battista, L’amore vittorioso, Giuditta e Oloferne.
La sua maturazione verso uno stile personale è evidente soprattutto nei dipinti della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma per la quale esegue tre dipinti: la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’angelo. Con il Martirio di San Matteo ha inizio la poetica caravaggesca del rapporto luce-ombra che poi si svilupperà nelle opere successive.Tra il 1606 e il 1607 Caravaggio vive nella città di Napoli, qui si conservano alcune sue importanti opere: la tela con Le sette opere di Misericordia, conservata al Pio monte di Misericordia e La flagellazione di Cristo, conservata al museo di Capodimonte.Nel 1608 Il pittore si trova a Malta dove viene nominato cavaliere, il gesto rappresenta una riabilitazione per la vita sregolata dell’artista che dovette fuggire da Roma dopo aver ucciso un uomo durante una rissa. Qui esegue quella che è la sua tela più vasta: la Decollazione del Battista. La scena è piuttosto spoglia, rappresenta un ambiente squallido, con colori spenti.Dopo essere stato espulso dall’ordine dei cavalieri di Malta fugge a Siracusa dove dipinge il Seppellimento di Santa Lucia ,La resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori, confermano la sua tendenza a lasciare grandi spazi vuoti su tele di dimensioni notevoli.Nel 1609 è di nuovo a Napoli dove viene ferito gravemente, qui esegue opere come Davide con la testa di Golia e Salomè con la testa di Battista.Nel 1610, sulla spiaggia di Port’Ercole, dove era in attesa di rientrare a Roma per ricevere la grazia, viene arrestato e incarcerato per 2 giorni, perchè scambiato per qualcun’altro, perdendo così tutti i suoi averi. Due giorni dopo sulla stessa spiaggia, cercando di recuperare le sue cose, morì; di ” febbre maligna”, come scrive il Bellori. Era il 18 luglio del 1610 Caravaggio non aveva ancora 39 anni, pochi giorni dopo arriverà la grazia con il permesso di ritornare a Roma.

Opera:     La Vocazione di San Matteo
è un dipinto ad olio su tela di cm 322 x 340 realizzato nel 1599 dal pittore italiano Michelangelo Merisi detto Caravaggio .
È conservato alla Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.
Nel dipinto rappresentante la Vocazione di San Matteo il racconto è immerso nella realtà del tempo, con personaggi con abiti moderni. La luce è l’elemento caratterizzante l’intera opera. E’ una luce soffusa che entra da una finestra fuori scena sulla sinistra illuminando il braccio del Cristo che emerge dall’ombra sulla destra. Il taglio della luce conduce l’occhio dello spettatore da destra verso sinistra, dal gruppo di personaggi al gesto di Cristo.
La tela, è densa di significati allegorici. In primo luogo proprio la luce, grande protagonista della raffigurazione pittorica, assurge a simbolo della Grazia divina (non a caso non proviene dalla finestra dipinta in alto a destra che, anzi, resta del tutto priva di luminosità, ma dalle spalle di Cristo).
E così, solo alcuni dei personaggi investiti dalla luce (i destinatari della “vocazione” insieme a Matteo il Pubblicano) volgono lo sguardo verso Gesù, mentre gli altri preferiscono restare a capo chino, distratti dalle proprie solite occupazioni.